Archivio | Ambiente RSS for this section

È la Puglia la regione più rinnovabile d’Italia

Sono 76mila gli impianti a energie rinnovabili attivi nel Sud Italia nel 2012. Lo rivela il rapporto Lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili nelle regioni del Mezzogiorno (realizzato sulla base di dati Atlasole – Gse) redatto dalla Fondazione Cercare Ancora, presentato alla Fiera del Levante di Bari. Tutto il comparto delle energie green del Meridione genera 5400 megawatt di energia pulita.

La Puglia con le sue 23mila installazioni attive guida la classifica delle regioni d’Italia più attente alle rinnovabili. Di tutta l’energia prodotta nel Mezzogiorno con impianti ecologici, ben  2.200 megawattprovengono dal tacco d’Italia. Il dato pugliese è ancora più interessante se analizzato in prospettiva: rispetto al 2010 sono stati attivati ben 15 mila strutture in più. Ma la tendenza è comune a tutte le regioni meridionali d’Italia. Due anni fa, le strutture ecologiche di produzione di energia erano 39090, contro i 76 mila di oggi annunciati dal rapporto.

Il trend è in costante crescita e le stime prevodono che nel 2020 le regioni del Sud d’Italia genereranno 38,4 terawattora, una cifra pressoché quadrupla rispetto ai 10 riscontrati a fine 2010. Allo stato delle cose ben l’ 88% dell’energia prodotta in Italia tramte l’eolico proviene dal Mezzogiorno e il 25% solo dalla Puglia. Per il fotovoltaico Puglia, Sicilia, Calabria, Campania, Basilicata e Sardegna da sole forniscono il 32% e la Puglia il 14 da sola. Infine, anche per quanto riguarda biomasse e bioliquidi il50% dell’energia messa a disposizione nel nostro paese è prodotta nelle medesime regioni.

fonte: Wired.it

Annunci

L’inquinamento della Cina si vede dallo spazio, ma viene censurato

Un velo grigio che avvolge l’area della pianura cinese attorno a Pechino. Quella che potrebbe sembrare una nuvola altro non è che il prodotto dell’inquinamento che avvolge la capitale cinese. A scattare la fotografia, lo scorso 10 gennaio, i sensori di Modis (Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer), montato a bordo del satellite Nasa Aqua. Nelle immagini la megalopoli cinese si nasconde dietro una spessa nube grigia – tanto fitta quel giorno da provocare la cancellazione di 43 voli in partenza dall’aeroporto di Pechino – una nube fatta da sostanze inquinanti: dal PM10, abbastanza piccolo da entrare nei polmoni e causare gravi problemi respiratori – secondo le autorità cinesi nella giornata raggiunse 560 microgrammi per metro cubo d’aria – ma anche dal PM2.5, una particella ancora più piccola e pericolosa, capace di penetrare in profondità nei polmoni e, addirittura, nel flusso sanguigno.

Rapporto shock di un team di scienziati americani e cinesi che hanno fotografato gli strati inquinati dell’atmosfera sopra alcune metropoli e distretti industriali della Cina. Le città scompaiono in nebbie rosse e nere, cancellate da una montagna di veleno. Il rapporto, dopo alcune ore, è scomparso e ai media di Stato è stato ordinato di non farne menzione. Queste le immagini diffuse dalla Nasa sulle quali i ricercatori hanno lavorato per produrre il rapporto.

 

di Francesco Sgaramella

L’Hamburger artificiale, per salvare il pianeta

Secondo gli studiosi, nei prossimi 40 anni, la domanda mondiale di carne raddoppierà. “Già ora usiamo il 70% della capacità dell’agricoltura per gli allevamenti – hanno spiegato gli autori della ricerca – del resto, è noto che l’allevamento contribuisce al riscaldamento climatico con le emissioni di metano, un gas venti volte più potente del co2, che rappresenta il 18% del totale delle emissioni di gas a effetto serra. E’ chiaro che ci servono alternative”. E qualcuno sta per riuscirci.

Mark Post, direttore del dipartimento di fisiologia dell’ Università di Maastricht, durante il meeting della American Academy of Arts and Sciences a Vancouver, Canada, ha annunciato di essere sulla buona strada per creare l’hamburger artificiale. Il progetto vedrà la luce entro la fine di quest’anno. Si tratta di una sostanza coltivata in laboratorio a partire dalle cellule staminali, finalizzata a sviluppare un modo efficiente di produrre carne dal punto di vista ambientale.

In questo contesto, la carne sintetica potrebbe ridurre l’impatto ambientale fino al 60 per cento.
“Vorremmo ottenere una quantità enorme in termini di risorse”, hanno spiegato gli scienziati, i quali hanno utilizzato cellule di muscolo dello scheletro di bovini coltivate in un siero di feto di vitello, facendo crescere pezzetti di muscolo di circa due centimetri di lunghezza e un centimetro di larghezza e di colore biancastro. Entro l’autunno, queste strisce saranno mescolate con il sangue e con del grasso artificiale, così da produrre degli hamburger.

“I tessuti prodotti hanno esattamente la stessa struttura degli originali”, hanno chiarito i ricercatori, spiegando che la tecnica utilizzata può permettere di produrre carne da qualsiasi animale.

Il costo del primo hamburger nato in laboratorio è di circa 250 mila euro, ma gli esperti hanno assicurato che, una volta dimostrato il principio, le tecniche di produzione miglioreranno e, di conseguenza, il costo scenderà. Tuttavia il primo hamburger compatibile non rimarrà in una teca del laboratorio, ma passerà alla cucina e verrà servito al ristorante Fat Duck di Berkshire dallo chef tre stelle Michelin Heston Blumenthal.

di Francesco Sgaramella

Controprogetto

Oggi, in una società in crisi, dove le logiche commerciali hanno portato ad una sovrapproduzione che ci impoverisce, l’idea di ripartire dai nostri rifiuti per essere propositivi e creativi è un valore importante. L’Italia, patria del design, oggi, insegna al mondo un nuovo modo di fare design. La progettazione è un processo che si evolve e si sviluppa nella società e di cui la società è protagonista.

I principi e la cultura del design possono aiutare la società a reinventare usi differenti ad oggetti    nati con altre prerogative. E’ questo l’obiettivo di “Controprogetto” che realizza oggetti di design attraverso la raccolta del materiale fornito dai cittadini. Interessante sarebbe che ogni comune si dotasse di questo strumento per creare occupazione, business, creando una nuova cultura del design e dell’ambiente, riuscendo così a creare una forte responsabilità condivisa sia delle nostre scelte attuali e sia delle nostre scelte future. Noi tutti abbiamo una responsabilità nei confronti delle generazioni future, continuare a perseguire uno sviluppo sterile che non porta nuova occupazione e che, si nasconde dietro il “produrre di più” come finta panacea di tutti i mali. Quello che la nostra società dovrebbe iniziare a fare in maniera concreta è di fare scelte diverse, nuove, e soprattutto controcorrente perchè il vero sviluppo si persegue guardando agli scarti, o output come input di processo, in modo da creare un sistema virtuoso che generi ricchezza, occupazione e meno rifiuti. In questo sistema integrato tra uomo, progetto e processo la natura diventa il punto da cui partire ricordandoci sempre che ogni tipo di business, ogni tipo di economia è inserita in un’ecosistema dal quale non può fuggire e a cui deve guardare con rispetto e tutela perchè è l’humus sul quale ogni attività umana si  sviluppa. In un mercato globale che fa dell’iperofferta a basso costo il suo unico obiettivo, il controprogetto è proprio quello di ripensarci e ripensare i nostri beni in maniera sostenibile sia dal punto di vista sociale, che ambientale e culturale. Dalla ricchezza che la sostenibilità crea, scaturisce l’idea di nuovi modelli di consumo differenti perchè partono dalla società, che sempre più responsabilmente, sceglie in maniera non globale.

Concludendo, possiamo dire che ogni attività anche  quella del progettista dovrebbe avere come monito principale il fatto che la Terra è unica e che, come diceva lo statunitense Stephen Jay Gould (professore di zoologia ad Harvard e docente di biologia, geologia, storia della scienza) ” siamo qui- scrive- perchè i nostri lontani progenitori unicellulari hanno sviluppato copie multiple di molti geni…perchè le pinne degli antichi pesci possedevano il potenziale latente per…sostenere il peso corporeo sulla terraferma, ….e per migliaia di altre capricciose e imprevedibili trasformazioni…consentite dal potenziale, contenuto nelle strutture anatomiche, di poter assolvere a funzioni che non erano quelle previste nel progetto iniziale. Che si concordi o meno con questa nuova troria, non si può non condividerne almeno in parte la conclusione: “Siamo il risultato, per quanto ben riuscito, di un capriccioso caso che non si ripeterà su questo pianeta. Che questo pensiero ci spinga a proteggere, in qualche modo, la nostra fragile esistenza.

Per analogia, lo stesso ragionamento di tutela dovrebbe essere esteso all’ecosistema il cui equilibrio è tutt’altro che scontato ed immutabile. Invece, si tende addirittura a ignorare che a tutt’oggi ci sono beni essenziali per i quali non esistono sostituti. Nessuno ha finora scoperto un modo praticabile per ricreare lo strato di ozono, ma si preferisce ignorare questo genere di dati. Senza voler creare inutili allarmismi, è opportuno sottolineare l’importanza di una riflessione comune sulle conseguenze dell’agire umano, almeno fino a che non saranno individuate misure adatta a rispondere concretamente alle esigenze ambientali. Da qui nasce il bisogno di un allargamento del campo visivo.

di Gianluca Rendine


La Terra dallo spazio: vista dall’ISS

Mentre si sta rannicchiati comodi nel proprio letto ogni notte, l’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale gode sempre di una vista impareggiabile del nostro pianeta. Per tutti coloro che desiderano poter vedere ciò che gli astronauti vedono, qui ci sono i video  della Terra di notte ripresa dallo spazio.

Questi video spettacolari sono pieni di luci delle città che risplendono attraverso l’oscurità della notte. Ma anche incredibili fenomeni naturali, come le aurore, fulmini e la Via Lattea – che superano qualunque cosa creata dall’uomo.

Questi video sono in realtà centinaia di immagini fisse combinate tra loro in modo da dare un’idea di ciò che l’equipaggio della ISS vede volando sopra la Terra. La maggior parte di loro sono presi in sequenze di un fotogramma al secondo, tale da rendere la velocità reale della stazione in orbita.

di Francesco Sgaramella

L’eco-viaggio, un idea che stupirà il vostro partner


Siete stanchi dei soliti regali? Non volete essere ripetitivi o monotoni? Non c’è da preoccuparsi la soluzione esiste: stupite il vostro partner con un tipo di viaggio che non ha ancora scoperto! O portatelo a cena in un agriturismo sostenibile. Potrai scegliere tra più di 100 strutture.

SOGGIORNO RESPONSABILE PER DUE: 69 euro;

EQUOGUSTO PER DUE: 59 euro.

Si rivolge alle persone sensibili alla tutela dell’ambiente che anche in vacanza rispettano ciò che li circonda, amano il bello e sono attenti a quello che mangiano e che bevono.

I contenuti offrono suggerimenti e indirizzi riguardo itinerari e iniziative per il tempo libero, strutture a basso impatto ambientale, ristoranti che utilizzano prodotti del territorio o biologici, negozi che vendono prodotti eco- compatibili. Per saperne di più visita il sito: http://www.equotube.it/

di Donatella Rendine

Greenpeace: è Google l’amica dell’ambiente

Greenpeace ha reso noto Cool It, il ranking delle aziende tech che più si impegnano per l’ ambiente. Lo studio degli attivisti verdi è partito dall’analisi delle best practice e dalle politiche intraprese dalle aziende in materia di energie rinnovabili e minori emissioni. Questi gli elementi che sono stati presi in esame e che hanno generato, a seconda dell’efficienza delle scelte intraprese, il punteggio finale.

A guidare questa speciale classifica verde è  Google che ha raggiunto un punteggio di 53 su 100: un risultato legato soprattutto agli investimenti sostenuti sul fronte energetico e legato alla gestione e al raffreddamento dei suoi server. Facendo scorrere la classifica si incontrano molti big dell’ambito tech come Ericsson, Softbank, Ibm, Microsoft, Telefonica e  altre aziende, tutte giudicate per il loro impegno in favore dell’ambiente.

Non compare in classifica Facebook, che pochi mesi fa ha avuto a che fare con Greenpeace a proposito del suo sistema di raffreddamento server, né tanto meno Apple i cui sforzi in materia non sono stati ritenuti sufficienti, a detta dell’organizzazione ambientalista sarebbe restia ad adottare strategie green già adoperate dalle concorrenti.

Come ha spiegato Gary Cook, analista di Greenpeace, questa classifica non è un’analisi comparativa dei migliori risultati ottenuti dalle aziende, ma ancor meglio, vuole essere uno stimolo per quei nomi non presenti nel ranking affinché sfruttino la loro popolarità per dotarsi di una politica aziendale sostenibile.

di Francesco Sgaramella