Archive | febbraio 2012

È la Puglia la regione più rinnovabile d’Italia

Sono 76mila gli impianti a energie rinnovabili attivi nel Sud Italia nel 2012. Lo rivela il rapporto Lo sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili nelle regioni del Mezzogiorno (realizzato sulla base di dati Atlasole – Gse) redatto dalla Fondazione Cercare Ancora, presentato alla Fiera del Levante di Bari. Tutto il comparto delle energie green del Meridione genera 5400 megawatt di energia pulita.

La Puglia con le sue 23mila installazioni attive guida la classifica delle regioni d’Italia più attente alle rinnovabili. Di tutta l’energia prodotta nel Mezzogiorno con impianti ecologici, ben  2.200 megawattprovengono dal tacco d’Italia. Il dato pugliese è ancora più interessante se analizzato in prospettiva: rispetto al 2010 sono stati attivati ben 15 mila strutture in più. Ma la tendenza è comune a tutte le regioni meridionali d’Italia. Due anni fa, le strutture ecologiche di produzione di energia erano 39090, contro i 76 mila di oggi annunciati dal rapporto.

Il trend è in costante crescita e le stime prevodono che nel 2020 le regioni del Sud d’Italia genereranno 38,4 terawattora, una cifra pressoché quadrupla rispetto ai 10 riscontrati a fine 2010. Allo stato delle cose ben l’ 88% dell’energia prodotta in Italia tramte l’eolico proviene dal Mezzogiorno e il 25% solo dalla Puglia. Per il fotovoltaico Puglia, Sicilia, Calabria, Campania, Basilicata e Sardegna da sole forniscono il 32% e la Puglia il 14 da sola. Infine, anche per quanto riguarda biomasse e bioliquidi il50% dell’energia messa a disposizione nel nostro paese è prodotta nelle medesime regioni.

fonte: Wired.it

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L’inquinamento della Cina si vede dallo spazio, ma viene censurato

Un velo grigio che avvolge l’area della pianura cinese attorno a Pechino. Quella che potrebbe sembrare una nuvola altro non è che il prodotto dell’inquinamento che avvolge la capitale cinese. A scattare la fotografia, lo scorso 10 gennaio, i sensori di Modis (Moderate Resolution Imaging Spectroradiometer), montato a bordo del satellite Nasa Aqua. Nelle immagini la megalopoli cinese si nasconde dietro una spessa nube grigia – tanto fitta quel giorno da provocare la cancellazione di 43 voli in partenza dall’aeroporto di Pechino – una nube fatta da sostanze inquinanti: dal PM10, abbastanza piccolo da entrare nei polmoni e causare gravi problemi respiratori – secondo le autorità cinesi nella giornata raggiunse 560 microgrammi per metro cubo d’aria – ma anche dal PM2.5, una particella ancora più piccola e pericolosa, capace di penetrare in profondità nei polmoni e, addirittura, nel flusso sanguigno.

Rapporto shock di un team di scienziati americani e cinesi che hanno fotografato gli strati inquinati dell’atmosfera sopra alcune metropoli e distretti industriali della Cina. Le città scompaiono in nebbie rosse e nere, cancellate da una montagna di veleno. Il rapporto, dopo alcune ore, è scomparso e ai media di Stato è stato ordinato di non farne menzione. Queste le immagini diffuse dalla Nasa sulle quali i ricercatori hanno lavorato per produrre il rapporto.

 

di Francesco Sgaramella

L’Hamburger artificiale, per salvare il pianeta

Secondo gli studiosi, nei prossimi 40 anni, la domanda mondiale di carne raddoppierà. “Già ora usiamo il 70% della capacità dell’agricoltura per gli allevamenti – hanno spiegato gli autori della ricerca – del resto, è noto che l’allevamento contribuisce al riscaldamento climatico con le emissioni di metano, un gas venti volte più potente del co2, che rappresenta il 18% del totale delle emissioni di gas a effetto serra. E’ chiaro che ci servono alternative”. E qualcuno sta per riuscirci.

Mark Post, direttore del dipartimento di fisiologia dell’ Università di Maastricht, durante il meeting della American Academy of Arts and Sciences a Vancouver, Canada, ha annunciato di essere sulla buona strada per creare l’hamburger artificiale. Il progetto vedrà la luce entro la fine di quest’anno. Si tratta di una sostanza coltivata in laboratorio a partire dalle cellule staminali, finalizzata a sviluppare un modo efficiente di produrre carne dal punto di vista ambientale.

In questo contesto, la carne sintetica potrebbe ridurre l’impatto ambientale fino al 60 per cento.
“Vorremmo ottenere una quantità enorme in termini di risorse”, hanno spiegato gli scienziati, i quali hanno utilizzato cellule di muscolo dello scheletro di bovini coltivate in un siero di feto di vitello, facendo crescere pezzetti di muscolo di circa due centimetri di lunghezza e un centimetro di larghezza e di colore biancastro. Entro l’autunno, queste strisce saranno mescolate con il sangue e con del grasso artificiale, così da produrre degli hamburger.

“I tessuti prodotti hanno esattamente la stessa struttura degli originali”, hanno chiarito i ricercatori, spiegando che la tecnica utilizzata può permettere di produrre carne da qualsiasi animale.

Il costo del primo hamburger nato in laboratorio è di circa 250 mila euro, ma gli esperti hanno assicurato che, una volta dimostrato il principio, le tecniche di produzione miglioreranno e, di conseguenza, il costo scenderà. Tuttavia il primo hamburger compatibile non rimarrà in una teca del laboratorio, ma passerà alla cucina e verrà servito al ristorante Fat Duck di Berkshire dallo chef tre stelle Michelin Heston Blumenthal.

di Francesco Sgaramella

Controprogetto

Oggi, in una società in crisi, dove le logiche commerciali hanno portato ad una sovrapproduzione che ci impoverisce, l’idea di ripartire dai nostri rifiuti per essere propositivi e creativi è un valore importante. L’Italia, patria del design, oggi, insegna al mondo un nuovo modo di fare design. La progettazione è un processo che si evolve e si sviluppa nella società e di cui la società è protagonista.

I principi e la cultura del design possono aiutare la società a reinventare usi differenti ad oggetti    nati con altre prerogative. E’ questo l’obiettivo di “Controprogetto” che realizza oggetti di design attraverso la raccolta del materiale fornito dai cittadini. Interessante sarebbe che ogni comune si dotasse di questo strumento per creare occupazione, business, creando una nuova cultura del design e dell’ambiente, riuscendo così a creare una forte responsabilità condivisa sia delle nostre scelte attuali e sia delle nostre scelte future. Noi tutti abbiamo una responsabilità nei confronti delle generazioni future, continuare a perseguire uno sviluppo sterile che non porta nuova occupazione e che, si nasconde dietro il “produrre di più” come finta panacea di tutti i mali. Quello che la nostra società dovrebbe iniziare a fare in maniera concreta è di fare scelte diverse, nuove, e soprattutto controcorrente perchè il vero sviluppo si persegue guardando agli scarti, o output come input di processo, in modo da creare un sistema virtuoso che generi ricchezza, occupazione e meno rifiuti. In questo sistema integrato tra uomo, progetto e processo la natura diventa il punto da cui partire ricordandoci sempre che ogni tipo di business, ogni tipo di economia è inserita in un’ecosistema dal quale non può fuggire e a cui deve guardare con rispetto e tutela perchè è l’humus sul quale ogni attività umana si  sviluppa. In un mercato globale che fa dell’iperofferta a basso costo il suo unico obiettivo, il controprogetto è proprio quello di ripensarci e ripensare i nostri beni in maniera sostenibile sia dal punto di vista sociale, che ambientale e culturale. Dalla ricchezza che la sostenibilità crea, scaturisce l’idea di nuovi modelli di consumo differenti perchè partono dalla società, che sempre più responsabilmente, sceglie in maniera non globale.

Concludendo, possiamo dire che ogni attività anche  quella del progettista dovrebbe avere come monito principale il fatto che la Terra è unica e che, come diceva lo statunitense Stephen Jay Gould (professore di zoologia ad Harvard e docente di biologia, geologia, storia della scienza) ” siamo qui- scrive- perchè i nostri lontani progenitori unicellulari hanno sviluppato copie multiple di molti geni…perchè le pinne degli antichi pesci possedevano il potenziale latente per…sostenere il peso corporeo sulla terraferma, ….e per migliaia di altre capricciose e imprevedibili trasformazioni…consentite dal potenziale, contenuto nelle strutture anatomiche, di poter assolvere a funzioni che non erano quelle previste nel progetto iniziale. Che si concordi o meno con questa nuova troria, non si può non condividerne almeno in parte la conclusione: “Siamo il risultato, per quanto ben riuscito, di un capriccioso caso che non si ripeterà su questo pianeta. Che questo pensiero ci spinga a proteggere, in qualche modo, la nostra fragile esistenza.

Per analogia, lo stesso ragionamento di tutela dovrebbe essere esteso all’ecosistema il cui equilibrio è tutt’altro che scontato ed immutabile. Invece, si tende addirittura a ignorare che a tutt’oggi ci sono beni essenziali per i quali non esistono sostituti. Nessuno ha finora scoperto un modo praticabile per ricreare lo strato di ozono, ma si preferisce ignorare questo genere di dati. Senza voler creare inutili allarmismi, è opportuno sottolineare l’importanza di una riflessione comune sulle conseguenze dell’agire umano, almeno fino a che non saranno individuate misure adatta a rispondere concretamente alle esigenze ambientali. Da qui nasce il bisogno di un allargamento del campo visivo.

di Gianluca Rendine


Vantaggi e svantaggi di Cloud: la nuova nuvola di dati

Negli ultimi mesi una delle parole più pronunciate in ambito informatico è stata “cloud”, che letteralmente significa “nuvola”. Come forse già sappiamo, la nuvola ha da sempre rappresentato graficamente “Internet”. Non conosciamo chi e quando ha voluto per primo esprimere con la nuvola questa nuova entità verso la quale i sistemi, dapprima con semplici browser, iniziavano a connettersi; è però certo che l’intuizione ha avuto successo.
La nuvola, il cloud, e la rete Internet sono quindi strettamente collegate. La Rete, nata nel lontano 1969 con il nome di Arpanet, si è evoluta nel tempo fino al 1991, anno in cui con la definizione del protocollo http e la nascita del World Wide Web (WWW) prende il nome di Internet. L’intento è quello di connettere tra loro più computer con lo scopo di condividere informazioni, documenti, risorse ecc. Ognuno ha la possibilità di connettersi a sistemi, server, pubblicare pagine e siti web e rendere disponibili ad altri le proprie conoscenze. La necessità di condivisione diventa la spinta per la creazione della rete. I PC quindi si possono connettere a Internet, ma nessuno (o pochi) sanno realmente cos’è, o meglio cosa c’è dietro, come mi connetto e quali sono i servizi che consentono di farlo. Questo nuovo servizio consiste in una specie di “magazzino virtuale” dove l’utente può inserire tutti i suoi contenuti per potervi poi accedere di nuovo semplicemente tramite una connessione internet da qualsiasi dispositivo. Si potrebbe così dire addio alla rincorsa dei costruttori nel dotare i propri dispositivi di memorie fisiche sempre più ampie, con un notevole risparmio economico sia per il costruttore che per il consumatore.

Tuttavia, nonostante i vantaggi, i sistemi di cloud computing vengono criticati principalmente per l’esposizione degli utenti a rischi legati a:

1) Sicurezza informatica e privacy degli utenti:

Utilizzare un servizio di cloud computing per memorizzare dati personali o sensibili, espone l’utente a potenziali problemi di violazione della privacy. I dati personali vengono memorizzati nelle Server Farms di aziende che spesso risiedono in uno stato diverso da quello dell’utente. Il cloud provider, in caso di comportamento scorretto o malevolo, potrebbe accedere ai dati personali per eseguire ricerche di mercatoe profilazione degli utentiCon i collegamenti wireless, il rischio sicurezza aumenta e si è maggiormente esposti ai casi di pirateria informatica a causa della minore sicurezza offerta dalle reti senza fili. In presenza di atti illegali, come appropriazione indebita o illegale di dati personali, il danno potrebbe essere molto grave per l’utente, con difficoltà di raggiungere soluzioni giuridiche e/o rimborsi se il fornitore risiede in uno stato diverso da paese dell’utente. Nel caso di industrie o aziende, tutti i dati memorizzati nelle memorie esterne sono seriamente esposti a eventuali casi di spionaggio industriale.

2) Problemi internazionali di tipo economico e politico.

Possono verificarsi quando dati pubblici sono raccolti e conservati in archivi privati, situati in un paese diverso da quelli degli utenti della “nube”. Produzioni cruciali e di carattere intellettuale insieme a una grande quantità di informazioni personali sono memorizzate crescentemente in forma di dati digitali in archivi privati centralizzati e parzialmente accessibili. Nessuna garanzia viene data agli utenti per un libero accesso futuro.Altre problematiche sono legate alla localizzazione degli archivi della “nube” in alcuni paesi ricchi. Se non regolato da specifiche norme internazionali ciò potrebbe:aumentare il “digital divide” tra paesi ricchi e poveri (se l’accesso alle conoscenze memorizzate non sarà liberamente garantita a tutti).favorire principalmente grandi corporation con «organismi policentrici” e “menti monocentriche” dislocate principalmente nei Paesi della “nuvola”, essendo la proprietà immateriale considerata come un fattore strategico per le moderne economie “knowledge-based.

di Donatella Rendine

Bambini: così bravi al computer, non sanno allacciarsi le scarpe

Piccoli maghi del computer che sanno usare il mouse alla perfezione ma senza alcuna dimestichezza con i lacci delle scarpe. E’ la fotografia dei bambini di oggi scattata da uno studio di una società che si occupa di sicurezza su Internet, su 2.200 madri di 11 Paesi. I risultati,riportati dal quotidiano britannico “Daily Mail”, dimostrano che alle tappe di crescita della “tradizione” vanno sostituendosi quelle “digitali”. Troppo impegnati, i genitori non insegnano ai figli le abilità pratiche, dall’andare in bicicletta ad allacciarsi le scarpe da soli. Così, secondo dei ricercatori, invece di vivere esperienze nel mondo reale, i bimbi imitano i “grandi” usando alla perfezione i cellulari e le altre ” diavolerie” tecnologiche, a spese del proprio sviluppo sociale e benessere fisico. Per Sue Palmer, esperta di sviluppo del bambino, “incoraggiando i piccoli a vivere un’esperienza virtuale” si rischia di compromettere il loro normale sviluppo. “Sono abituati- ha spiegato- alla soluzione rapida e alla facile ricompensa nella comunicazione, e non imparano a investire lo sforzo emotivo necessario nei rapporti reali”. Quello che serve oggi per uno sviluppo corretto- ha sottolineato l’esperta- “è un gioco reale con persone reali”. Il 23 per cento dei bambini coinvolti nella ricerca ha dichiarato di saper usare il cellulare e un quarto di navigare tra i siti web con facilità. Inoltre un bambino su 5 ha sviluppato i suoi sensi tra smartphone  e iPad, due terzi sanno usare il computer e il 73 per cento sa come muovere il mouse. Tanto spigliati nella vita digitale, quanto impacciati con questione di vita reale: soltanto l’11 per cento ha imparato ad allacciarsi le scarpe da sole prima degli undici anni.

di Donatella Rendine

La vera sfida del 2012? Divertirsi con gli amici spendendo pochissimo

In un periodo difficile come questo in cui è assolutamente necessario fare i conti col proprio portafoglio, bisogna puntare sulla creatività per divertirsi in modo economico. Ecco 5 ottime  novità per divertirsi insieme:

1)Per esempio avete mai pensato di andare al cinema nel sacco a pelo? Riunite tutti i vostri amici per una serata davvero speciale: una maratona cinematografica da passare sdraiati per terra, avvolti in sacchi a pelo e coperte. Tornerete bambini! E se non avete una casa abbastanza grande per contenerli tutti, fate così: trovate una location con tanto spazio (associazioni culturali od oratori) e verificate che abbia una parete bianca dove proiettare il video. Scegliete il tema (horror, fantasy, commedia) e i film, almeno 4. Ora, recuperate un videoproiettore, invitate gli amici e dite loro di portarsi un sacco a pelo, coperte e cuscini. A voi non resta che preparare sacchetti di pop-corn, bevande, marshmallow, caramelle…e altre prelibatezze per allietare la serata. L’idea in più? Allestite la sala con dettagli ed elementi ispirati ai film in programma, così l’atmosfera e le serata saranno uniche.

2)Fate la merenda con il creativo—-> trasformate le occasioni social in un’opportunità per imparare qualcosa di nuovo, divertendovi. Organizzate una merenda (o un aperitivo) con i vostri amici, e invitate anche uno special guest, un designer, un’appassionato di cucina che vi insegni a fare marmellate, borse, bijoux, cappelli….Così tra una tartina e un tè, imparerete a realizzare qualcosa di unico, rigorosamente handmade. E se chiedete ai vostri amici di portare un piatto preparato con le loro mani, avrete uno scambio culinario, oltre al baratto di idee e saperi.

3) Mai sentito parlare del baratto al buio? Organizzate una festa e dite ad ognuno dei vostri amici di portare con sè un oggetto da scambiare, ma incartato come un pacco regalo. Queste le regole della serata: ogni invitato potrà offrire il suo pacchetto a chi vuole, ma l’altro potrà decidere se accettare il baratto; si potrà continuare  a barattare i pacchetti fino al termine della serata, senza mai aprirli. In questo modo, la sorpresa vi seguirà fino a casa! Il consiglio: stabilite prima della festa il tema del baratto (accessori, abbigliamento, dvd..) e una legenda per definire l’entità dello scambio

4) Sfidatevi ai fornelli. Formate due gruppi, fissate due date e invitatevi a cena. Ogni gruppo cucinerà per l’altro; l’obiettivo è preparare la cena migliore, spendendo il meno possibile. Il gruppo che perde, confrontando scontrino e qualità del cibo, dovrà preparare una seconda cena per i vincitori.

5) Siate creativi con gli avanzi.Per non buttare via nulla ed evitare sprechi di cibo la soluzione sarebbe quella di realizzare dei food toy cioè invitare gli amici e con ciò che avanza, creare pupazzi e votare il più bello. Pane, pomodori, bucce di arancia, grissini, carote. Qualsiasi cosa andrà bene. Se la competizione aumenta, componete delle squadre e sfidatevi. E create un gruppo chiuso su facebook per far votare i food toy da tutti gli amici.

di Donatella Rendine