L’Hamburger artificiale, per salvare il pianeta

Secondo gli studiosi, nei prossimi 40 anni, la domanda mondiale di carne raddoppierà. “Già ora usiamo il 70% della capacità dell’agricoltura per gli allevamenti – hanno spiegato gli autori della ricerca – del resto, è noto che l’allevamento contribuisce al riscaldamento climatico con le emissioni di metano, un gas venti volte più potente del co2, che rappresenta il 18% del totale delle emissioni di gas a effetto serra. E’ chiaro che ci servono alternative”. E qualcuno sta per riuscirci.

Mark Post, direttore del dipartimento di fisiologia dell’ Università di Maastricht, durante il meeting della American Academy of Arts and Sciences a Vancouver, Canada, ha annunciato di essere sulla buona strada per creare l’hamburger artificiale. Il progetto vedrà la luce entro la fine di quest’anno. Si tratta di una sostanza coltivata in laboratorio a partire dalle cellule staminali, finalizzata a sviluppare un modo efficiente di produrre carne dal punto di vista ambientale.

In questo contesto, la carne sintetica potrebbe ridurre l’impatto ambientale fino al 60 per cento.
“Vorremmo ottenere una quantità enorme in termini di risorse”, hanno spiegato gli scienziati, i quali hanno utilizzato cellule di muscolo dello scheletro di bovini coltivate in un siero di feto di vitello, facendo crescere pezzetti di muscolo di circa due centimetri di lunghezza e un centimetro di larghezza e di colore biancastro. Entro l’autunno, queste strisce saranno mescolate con il sangue e con del grasso artificiale, così da produrre degli hamburger.

“I tessuti prodotti hanno esattamente la stessa struttura degli originali”, hanno chiarito i ricercatori, spiegando che la tecnica utilizzata può permettere di produrre carne da qualsiasi animale.

Il costo del primo hamburger nato in laboratorio è di circa 250 mila euro, ma gli esperti hanno assicurato che, una volta dimostrato il principio, le tecniche di produzione miglioreranno e, di conseguenza, il costo scenderà. Tuttavia il primo hamburger compatibile non rimarrà in una teca del laboratorio, ma passerà alla cucina e verrà servito al ristorante Fat Duck di Berkshire dallo chef tre stelle Michelin Heston Blumenthal.

di Francesco Sgaramella

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