Controprogetto

Oggi, in una società in crisi, dove le logiche commerciali hanno portato ad una sovrapproduzione che ci impoverisce, l’idea di ripartire dai nostri rifiuti per essere propositivi e creativi è un valore importante. L’Italia, patria del design, oggi, insegna al mondo un nuovo modo di fare design. La progettazione è un processo che si evolve e si sviluppa nella società e di cui la società è protagonista.

I principi e la cultura del design possono aiutare la società a reinventare usi differenti ad oggetti    nati con altre prerogative. E’ questo l’obiettivo di “Controprogetto” che realizza oggetti di design attraverso la raccolta del materiale fornito dai cittadini. Interessante sarebbe che ogni comune si dotasse di questo strumento per creare occupazione, business, creando una nuova cultura del design e dell’ambiente, riuscendo così a creare una forte responsabilità condivisa sia delle nostre scelte attuali e sia delle nostre scelte future. Noi tutti abbiamo una responsabilità nei confronti delle generazioni future, continuare a perseguire uno sviluppo sterile che non porta nuova occupazione e che, si nasconde dietro il “produrre di più” come finta panacea di tutti i mali. Quello che la nostra società dovrebbe iniziare a fare in maniera concreta è di fare scelte diverse, nuove, e soprattutto controcorrente perchè il vero sviluppo si persegue guardando agli scarti, o output come input di processo, in modo da creare un sistema virtuoso che generi ricchezza, occupazione e meno rifiuti. In questo sistema integrato tra uomo, progetto e processo la natura diventa il punto da cui partire ricordandoci sempre che ogni tipo di business, ogni tipo di economia è inserita in un’ecosistema dal quale non può fuggire e a cui deve guardare con rispetto e tutela perchè è l’humus sul quale ogni attività umana si  sviluppa. In un mercato globale che fa dell’iperofferta a basso costo il suo unico obiettivo, il controprogetto è proprio quello di ripensarci e ripensare i nostri beni in maniera sostenibile sia dal punto di vista sociale, che ambientale e culturale. Dalla ricchezza che la sostenibilità crea, scaturisce l’idea di nuovi modelli di consumo differenti perchè partono dalla società, che sempre più responsabilmente, sceglie in maniera non globale.

Concludendo, possiamo dire che ogni attività anche  quella del progettista dovrebbe avere come monito principale il fatto che la Terra è unica e che, come diceva lo statunitense Stephen Jay Gould (professore di zoologia ad Harvard e docente di biologia, geologia, storia della scienza) ” siamo qui- scrive- perchè i nostri lontani progenitori unicellulari hanno sviluppato copie multiple di molti geni…perchè le pinne degli antichi pesci possedevano il potenziale latente per…sostenere il peso corporeo sulla terraferma, ….e per migliaia di altre capricciose e imprevedibili trasformazioni…consentite dal potenziale, contenuto nelle strutture anatomiche, di poter assolvere a funzioni che non erano quelle previste nel progetto iniziale. Che si concordi o meno con questa nuova troria, non si può non condividerne almeno in parte la conclusione: “Siamo il risultato, per quanto ben riuscito, di un capriccioso caso che non si ripeterà su questo pianeta. Che questo pensiero ci spinga a proteggere, in qualche modo, la nostra fragile esistenza.

Per analogia, lo stesso ragionamento di tutela dovrebbe essere esteso all’ecosistema il cui equilibrio è tutt’altro che scontato ed immutabile. Invece, si tende addirittura a ignorare che a tutt’oggi ci sono beni essenziali per i quali non esistono sostituti. Nessuno ha finora scoperto un modo praticabile per ricreare lo strato di ozono, ma si preferisce ignorare questo genere di dati. Senza voler creare inutili allarmismi, è opportuno sottolineare l’importanza di una riflessione comune sulle conseguenze dell’agire umano, almeno fino a che non saranno individuate misure adatta a rispondere concretamente alle esigenze ambientali. Da qui nasce il bisogno di un allargamento del campo visivo.

di Gianluca Rendine


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